Roma non è sola a soffrire per le buche

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La Nuova Zelanda un giorno diventerà una repubblica: ne è convinta la trentasettenne premier Jacinda Ardern che in una intervista al Guardian, pur manifestando grande affetto per i Windsor, pensa che la rottura con la monarchia britannica è non solo possibile ma anche non troppo lontana. Christopher Willie, la gola profonda di Cambridge Analytica, sostiene che il referendum sulla Brexit avrebbe avuto un esito diverso senza Facebook e l’uso illegale di milioni di informazioni personali. Vladimir Putin ringrazia gli elettori per la sua strepitosa vittoria e avverte gli Usa, nel pieno del vivace scontro diplomatico di questi giorni, che la potenza militare russa consente di aggredire la Florida con l’inafferrabile missile intercontinentale Satan 2 (Soviet Bujt Sarmat). Numerose le buche non solo a Roma e nemmeno solo a Parigi, dove pure i «nids-de-poule» affliggono la popolazione; il fenomeno sarebbe normale all’uscita dall’inverno con le piogge e il disgelo, ma è diffusa l’idea che le buche non sono una fatalità: se ne lamentano i cittadini come quelli di Rouen, Tolosa, Romilly-sur-Seine o Levallois-Perret. Stessa cosa nel nuovo continente: in particolare a Montreal e nel resto del Canada. Pesce d’aprile con Pasqua e rottami: alle 11,26 del giorno di resurrezione (ma c’è un margine di oscillazione di dodici ore) dovrebbero entrare nell’atmosfera i frammenti della stazione orbitante cinese in caduta libera. Le probabilità che colpiscano il nostro paese sono valutate nello 0,2 per cento, ma l’allerta è estesa a quattordici regioni su venti, dalla Liguria alla Puglia, dalle Marche alla Calabria, fino alla Sicilia e alla Sardegna.

Lillo S. Bruccoleri
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