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mercoledì, maggio 23, 2018

Difficile chiamarsi Blu se si è a Milano

Il ministro tedesco dell'economia Peter Altmaier dichiara di osservare gli sviluppi della situazione italiana e osserva che attiene alla prassi della democrazia che dopo le elezioni si formi un governo, ignorando che nel suo paese ci sono voluti quasi sei mesi per comporne uno. Nessun problema se una bambina viene chiamata Azzurra o Celeste, ma se i genitori scelgono Blu a Milano nasce il problema: il tribunale civile ieri ha confermato il nome per una piccola di cinque mesi, mentre una sua omonima di un anno e mezzo attende la decisione del giudice annunciata per la prossima settimana; sembra però che non si tratti di casi isolati perché ve ne sarebbero altri aperti nella stessa città. Problemi di ben altra consistenza si pongono nel palazzo di giustizia di Bari, che secondo il procuratore Giuseppe Volpe sta per essere abbandonato per l'urgenza di lavori di consolidamento, dato che la platea di fondazione del palazzo non è solida e poggia su terreno limoso e argilloso; inoltre il calcestruzzo di pilastri, solai e muri non risponde neanche ai parametri minimi antisismici. Uno studio dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ricostruisce le condizioni meteorologiche del 25 maggio 1928, quando il dirigibile Italia ebbe l'incidente sorvolando l'Artico: i sopravvissuti, tra cui il capo spedizione Umberto Nobile, chiesero aiuto dalla tenda rossa ma non furono ascoltati perché la propagazione delle onde radio era influenzata dall'attività solare. Il Millennium technology prize di un milione di euro è stato assegnato al fisico finlandese Tuomo Suntola per l'invenzione di una tecnica che ha facilitato le comunicazioni rendendo più efficienti le memorie di smartphone e computer; le ricadute hanno toccato altri settori come la medicina, le energie sostenibili e lo spazio, proprio come è nello spirito del premio rivolto alle innovazioni che migliorano la società e l'ambiente.

 

Lillo S. Bruccoleri

Riservatezza

di Mario Ugo Guattari

Ce l’ha presente, lei, que’la signora
ch’abbita ar terzo piano? Cià l’amico:
un giovenotto che me pare Ghico,
co’ ’na faccia da ladro ch’innamora.

Ar mezzanino, invece, la sartora
fa la scema co’ Pio, quer beccafico,
co’ quer grugnaccio da patocco antico,
che cià pe’ moje que’la bella mora.

Mo n’ho scoperta un’antra: la biondina
che sta ar seconno piano e subbaffitta
nun è manco pe’ gnente signorina!

Ma io so’ riservata e nun m’impiccio;
come vede, so tutto e me sto zitta...
Nun vojo combinà quarche pasticcio.


L’Erminio ammutolito

di Nando der Tufello

Dice ch’er conte de la Gargottara
ha fatto voto de silenzio stretto;
si parla co l’amichi è cosa rara
tanto che nun se sa che cosa ha detto.

Più nun se vede e più la gente impara
che doppotutto nun è gran difetto
si nun se fa sentì co voce chiara
da quanno s’arza inzino a che va a letto.

Però li gradiatori nun ce stanno:
er gioco de le rime è troppo bello
pe mettelo da parte tutto l’anno.

Erminio caro, datte un po’ ’na mossa:
ritorna a fà volà quer ber fringuello
che chiama li poveti a la riscossa.


Amore ceco

Ma quale amore, quale convivenza!
Macché felicità, ma quale unione!
Si credi ar matrimonio sei un cojone!
Lo vòi capì ch’è tutta ’na scemenza?

Che imparmi un «mezzo stupido» o ’na «lenza»,
che porti o metti corna a sprofusione,
in d’ogni caso spigni la raggione
a vere e propie prove de pazzienza.

Presempio c’è la zia de mi’ cognata
che nu’ l’accosterebbe manco un ceco;
chissà er marito indò l’avrà trovata.

È brutta, storta, traccagnotta e… mena;
’na cozza, inzomma, d’ordine ciufeco,
e lui seguita a dì ch’è ’na sirena.