Io e le carte

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RUGANTINO n. 12841 del 15 giugno 2010

di Roberto Quacquarini

Si gioco a settemmezzo e me viè un sette
quello che dà le carte cià la matta;
a scopa ciò le briscole, a tresette
l’assi asciutti, e er conché nun me s’adatta.

A quale gioco me potrò permette
de finì una partita a pareppatta?
Tra baccarà, scoponi e zecchinette
sto sempre co’ una scarpa e una ciavatta.

A pòchere, pe’ quanto ciò provato,
parto co’ un trisse, m’arimane er trisse;
un antro chiude scala, e so’ fregato.

«Fortunato in amor non giochi a carte»:
un accidente ar detto e a chi lo scrisse.
Io perdo sempre da qualunque parte.