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lunedì, Ottobre 21, 2019

Aria di continente

Sarà l’anno delle elezioni europee. L’ultima tornata assegnò il quaranta per cento dei voti a Matteo Renzi, che forte della spinta popolare intese costruire una sua personale supremazia destinata nelle intenzioni a perpetuarsi in un tempo indefinito. Il rottamatore prese tanto sul serio la sua missione da rottamare se stesso nel volgere di un tempo non brevissimo ma definito e ormai difficile da recuperare. Adesso è l’ora di un altro Matteo che di cognome fa Salvini e parte con il favore dei sondaggi alla conquista di un vasto consenso in dimensioni continentali: manca poco più di un quadrimestre e tutto o nulla potrà succedere per modificare le previsioni, tenendo conto non solo della presenza di Luigi Di Maio e di vecchi alleati e oppositori, ma soprattutto delle tensioni interne e internazionali con le inevitabili ripercussioni nella pubblica opinione.
Il governo gialloverde sconta le difficoltà di una situazione congiunturale sempre più problematica che fomenta un malessere diffuso per la oggettiva carenza di risorse economiche. Siamo in chiaro clima di campagna elettorale, mentre è evidente che non bastano pochi mesi a produrre gli effetti di nuovi indirizzi strategici. La sensazione che si navighi a vista in un quadro di confusione è alimentata dalle frequenti e contraddittorie dichiarazioni rese da un giorno all’altro, che in ogni caso non bastano a tranquillizzare le persone. E tuttavia resta la speranza che lo stellone italico ci salvi ancora una volta, mentre di fiducia si parla prevalentemente in senso tecnico per far approvare le leggi nelle aule parlamentari. Intanto il peggio a Roma è stato scongiurato: se i rifiuti abbondano, l’albero di piazza Venezia non è più spelacchiato e brilla con le sue sfere luminose.

Lillo S. Bruccoleri

Un po’ de sole

di Jole Petrini

Sole d’autunno, sole generoso
che te posi su me come su un fiore;
sole che indori, limpido e radioso,
l’arbero scheletrito d’un amore…

Fra tanto gelo, sole luminoso,
barsamo d’ogni pena e ogni dolore,
me chiudo nell’abbraccio tuo amoroso
e in quell’abbraccio me s’anninna er còre.

S’anninna er còre e ne la lontananza
torno a sognà le mammole e le viòle,
torno a legamme a un filo de speranza.

Io so’ un’ombra dall’anima ferita;
tu sei la gioia d’un tramonto, o sole:
sole che me riporti un po’ de vita.