Ne la sala de la protomoteca in Campidojo c’è stata la cerimonia der premio letterario «Salva la tua lingua locale», indetto da l’Unpli (Unione nazionale pro loco d’Italia) e da l’Ali Lazio (Autonomie locali italiane Lazio), cor patrocinio der senato de la repubbrica, de la camera de li deputati e der comune de Roma.
Le categorie ereno propio tante: poesia (edita e inedita), prosa (inedita), teatro, fumetto, musica. E poi: er premio Tullio De Mauro, dedicato a la ricerca linguistica e scentifica (saggi, tesi, studi sui dialetti e dizionari), er premio Luigi Manzi 2025.
Ortre a li riconoscimenti più importanti, la giuria ha dato menzioni speciali a le pro loco e a quele reartà curturali che hanno contribuito a la diffusione der premio e a la valorizzazione de le lingue locali co l’impegno quotidiano.
Tra tutti li finalisti che rappresentaveno ’na spasa de dialetti italiani – dar friulano ar sardo, dar ladino ar lucano – c’era Giorgio Bruzzese p’er libro de poesia dar titolo «Er ponentaccio», pubbricato da Armando editore, ne la categoria poesia edita.
Un granne, grannissimo riconoscimento p’er romanesco che, propio grazie a Bruzzese, viè messo tra li beni riconosciuti a livello internazionale, perché l’Unpli è sotto l’egida der «Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale».
«Il premio Salva la tua lingua locale è nato proprio per valorizzare i dialetti e le lingue locali all’interno di un quadro nazionale», ha dichiarato er presidente onorario Giovanni Solimine. «I dialetti non hanno mai cessato di essere la lingua degli affetti, la lingua della quotidianità in tante famiglie. L’esistenza di un premio come questo è stata da stimolo per aumentare la produzione scritta, poetica, teatrale, narrativa, di storia e tradizioni locali, svolgendo un ruolo fondamentale per portare in un ambito nazionale le diverse componenti territoriali».
E allora godemose sto risurtato portato dar poeta Giorgio Bruzzese, calabrese de nascita, ma che s’infila de diritto ne la tradizione de li poeti romaneschi pe la forza der graffio de la satira e la profonnità de li temi trattati.
Scrive ne la prefazione der libro Massimiliano Monnanni, che sostiene da sempre er valore de la lingua romanesca e lo sforzo der Centro Romanesco Trilussa pe preservalla, che li verzi de Bruzzese nun so’ chiusi ne l’esperienza sua singola, ma se apreno «alla condivisione delle esperienze narrate o semplicemente immaginate, trasformandole così in modelli esemplari in grado di replicarsi e restare attuali pur nell’inesorabile scorrere del tempo».
Ecco che Giorgio Bruzzese, che è stato chiamato «il poeta dell’invettiva», ce regala perle senza tempo: «Cambia governo e viè un governo infame / ch’allìscia allìscia e ce se raschia tutto; / poi ne viè ’n antro e ce fa fà la fame / perché er bigonzo l’ha trovato asciutto» (da «Li governi»); oppuro: Qua ce trovi ’gni sorta de marpione / ch’amministra, amminestra, acchiappa e araffa. / Marco Aurelio, che smiccia a ’gni cantone, /ce smania pe vienì giù da la staffa / perché je rode tanto er chiccherone / e vorebbe mannacce tutti a vàffa», (da «Campidojo»); pe finì co: «Un lione, provato da la rabbia, / disse a li carcerieri: / – sto chiuso qua, ma so che li penzieri / nu’ stanno assieme a me drent’a la gabbia» (da «Er lione anarchico»).
Congratulazioni!
Monica Bartolini
Ne la foto: li finalisti der premio
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